Ma più in generale parleremo dell'ottima mano che c'è dietro a queste due opere. Zerocalcare, da me scoperto in tempi solo relativamente recenti -meglio così almeno mi sono potuto fare una scorpacciata di arretrati vista la cadenza delle nuove vignette- è un ottimo fumettista italiano che ha scalato le hit parade con entrambi i libri finora pubblicati.
Prima della Profezia e del Polpo era solo uno che pubblicava qualche disegno sul suo sito, oltre a qualche piccolo lavoretto per altri nomi, ed è riuscito nell'ardua impresa di diventare uno che pubblica qualche disegno sul suo sito e ci guadagna pure soldi. Senza dubbio un esempio per tutti noi.
Classe '84 -se non erro- è fra quelli che gli anni 90, i primi... quelli che puzzavano ancora del decennio precedente, non se li è mai scrollati di dosso. Tra riferimenti colti che vanno dall'esplicito all'invisibile, umorismo semplice in senso buono e un tratto essenziale che bene si addice a questa forma di comunicazione, le storie brevi di Zerocalcare si destreggiano fra momenti di vita quotidiana e vaneggiamenti interiori di chi ancora vuole essere un bambinone a tutti i costi. Quindi daje così che ce la puoi fare.
Se le pagine pubblicate sul sito sono storie autoconclusive nelle quali in molti si possono rispecchiare, raccontate con spensierata allegrezza senza rinunciare a suggerire un gusto leggermente amaro insito nella critica a se stessi e al sistema, i due libri a fumetti pubblicati dalla Bao hanno un filo conduttore che rende spettatori della storia vissuta da qualcun altro. Si fanno infatti più esplicite le convinzioni e le esperienze dell'autore che comunque donano un maggiore corpo all'opera, elevandola da semplice striscia a fumetti.
Entrambi i libri mostrano una spiccata sensibilità di Zerocalcare nel saper cogliere e restituire certi momenti dolci e amari, brillantemente nascosti e suggeriti fra la comicità solo apparentemente leggera. Ne la Profezia dell'armadillo ci si trova di fronte a tanti tasselli della vita di un ragazzo già adulto che vanno a comporre in modo quasi inaspettato un racconto più complesso e profondo, lasciando comunque l'impressione -giustificata- che il tutto sia un po' troppo frammentato e l'intreccio inserito per legare il tutto studiato in un secondo momento. Nonostante questo ha una forza di fondo molto interessante e si fa fatica a mandar giù il sapore amaro di molte scene.
L'approccio scelto in un Polpo alla gola appare da subito molto più maturo. Il tentativo di raccontare in una storia da subito ben inquadrata attorno al piccolo gruppetto di amicizie scolastiche del giovanissimo Calcare, i complicati anni dell'infanzia prossimi al difficile salto adolescenziale, nei quali gli amici ricoprono un ruolo fondamentale nella formazione personale e nella creazione di rapporti che a volte possono durare una vita. Col rischio di commettere errori che con il tempo si ingigantiscono tanto da togliere il fiato.
L'approccio scelto in un Polpo alla gola appare da subito molto più maturo. Il tentativo di raccontare in una storia da subito ben inquadrata attorno al piccolo gruppetto di amicizie scolastiche del giovanissimo Calcare, i complicati anni dell'infanzia prossimi al difficile salto adolescenziale, nei quali gli amici ricoprono un ruolo fondamentale nella formazione personale e nella creazione di rapporti che a volte possono durare una vita. Col rischio di commettere errori che con il tempo si ingigantiscono tanto da togliere il fiato.
Da romano devo ammettere di essere molto facilitato nel cogliere sfumature insite nei modi di dire e nel gergo comunemente usato nel centro Italia, a cui Calcare fa frequente ricorso, ma persino io trovo a volte eccessivo e pesante l'ossessivo impiego di vocaboli ed espressioni dialettali che risultano a volte fuori luogo, o comunque inutilmente gravose nella lettura.
Altra critica, che magari per molti può essere un pregio ma che personalmente mi sento di muovergli, è la fastidiosa inclinazione a ripetere allo sfinimento la posizione etica e politica dell'autore rispetto alle autorità e le forze dell'ordine.
Altra critica, che magari per molti può essere un pregio ma che personalmente mi sento di muovergli, è la fastidiosa inclinazione a ripetere allo sfinimento la posizione etica e politica dell'autore rispetto alle autorità e le forze dell'ordine.
Insomma abbiamo capito che sei cresciuto nei centri sociali, impegnato in lotte sociali e partecipato pure a manifestazioni e scontri violenti con le forze pubbliche e quant'altro, ma dopo un po' questa storia del gendarme infame che traspira in molte vignette diventa pesante.
Insomma leggetelo. Amatelo o schifatelo, ma almeno provateci. Io me ne sono innamorato ed è stato un piacere vedere la capoccia rasata, più di quanto le illustrazioni lascino presagire, china a lavoro sulle infinite dediche che la massa informe di astanti del Lucca Comics ha preteso; purtroppo una forte allergia alle file mi ha impedito di accaparrarmi un autografo sul petto ignudo.



D'accordo su tutto, e ne abbiamo già parlato. Domani ne scrivo anche io, nel frattempo ti ringrazio pure qui per il prestito!
RispondiEliminaSono un benefattore, riconosciamolo.
EliminaVoglio fare la fastidiosa rompiballe e dire quello che invece a me in un certo senso sconcerta nel vedere le recenti vette del fumetto italiano, che paiono accomunate da un tratto che non si vuole discostare dal dilettantismo e basate fortemente su una comicità diciamo gergale, alla mano.
RispondiEliminaNon che io sia contraria a prodotti del genere, sia ben chiaro, ma che questi rappresentino l'unico successo del fumetto italiano per un pubblico decentemente vasto è un altro discorso.
Ho letto alcune vignette e fanno sorridere, certo, ma confrontando ad altri paese che hanno uno stile, sia del tratto che della costruzione nelle scene, oltre che una regia ed una scuola abbastanza importanti (a prescindere dai gusti personali) trovo che vedere la vetta del fumetto italiano in produzioni praticamente amatoriali non mi conforta sull'attuale status nel paese.
Comunque non ho letto i due libri in questione quindi non posso esprimermi in tal merito, ma da quanto ho capito condividono certe caratteristiche. Prendete pure il mio commento come un rant abbastanza gratuito basato su una considerazione generale, tutto qua.
Che il fumetto italiano sia morto e sepolto penso ci sia poco da essere in disaccordo. Come anche per altri settori di intrattenimento praticamente non esiste (più? ancora?) una cultura e ci si rifà esclusivamente all'import. Eppure guardando al passato ci sono fior di disegnatori, fumettisti... ma pare in italia è tutto "al passato".
EliminaPer come la vedo, Zero merita eccome ma certamente considerando che c'è lui e attorno il vuoto pneumatico (oltre ovviamente quei due... uno nomi che ancora reggono nella pubblicazione italiana) la situazione è piuttosto nera.
Certo, chiarisco che la mia critica non è affatto a zerocalcare, il suo stile per quanto personalmente lo trovo troppo naif penso sia adatto al genere, la comicità è simpatica e i richiami alle icone gradevoli specialmente per la nostra generazione.
EliminaQuello che mi fa pensare è appunto il relazionarsi a una scena che concordi essere morta e stramorta, oltre che vedendo le vendite su amazon temo anche (il che è pure più grave) che il lettore in Italia sia stato ormai rimpiazzato dal frequentatore di facebook e dall'inconsapevole vittima pubblicitaria. E questo non è bello.
Limitando il discorso all'autore e alle sue vendite non può farmi altro che piacere sia riuscito a fare di una passione il suo mestiere, e non posso che augurargli di vendere ancora di più in futuro.