lunedì 5 novembre 2012

La collina dei papaveri - L'ultima fatica dello studio Ghibli

Kokuriko-zaka kara. Sentite com'è musicale. Kokuriko-zaka kara. La traduzione italiana del titolo non riesce a rendere la stessa sensazione.
Ve ne parlo in anteprima assoluta italiana! Visto che la prima (e unica? Non si capisce mica tanto bene) data di proiezione nelle sale nostrane non avverrà prima del 6 Novembre. Grazie a una piccola incomprensione sul titolo del file... ehm del film.
Il lungometraggio è stato realizzato dall'unione delle forze di  padre e figlio (Hayao Miyazaki alla sceneggiatura e Goro Miyazaki alla regia) come era già successo in passato con I racconti di Terramare, che però soffriva di un Goro ancora decisamente acerbo e l'evidentissima mano del padre sulla regia.
Per chi non avesse familiarità con lo studio Ghibli, spero pochi fra quelli che mi leggono, si tratta del gruppo di animazione che in qualche modo è risucito a sdoganare in italia -anche se con risultati non proprio esaltanti- l'idea del cartone animato come prodotto non solo per bambini.
Il film si discosta molto dalle atmosfere classiche della maggior parte dei loro lavori generalmente avvolti da un alone di magia e avventura, e ci introduce un Giappone visto nella forte ripresa economica degli anni '60 e pregno di un forte realismo storico e sociale.
Si tratta di un orgasmo per gli occhi. L'utilizzo di uno stile estremamente classico, quasi vecchio stile direi, esaltato al massimo da grande fluidità e ricchezza nei dettagli mostra tutta la maestria accumulata negli anni dallo studio. Anche certe scelte di regia estremamente cinematografiche mi hanno davvero colpito.
E in quanto a contenuti? Un film non può vivere di sola estetica.
Stranamente, e dico stranamente perché come specificato la sceneggiatura era in mano a Miyazaki Senior, c'è da dire che avrebbe potuto dare di più. La storia è tenera, delicata, persino semplice. Mostra in ogni momento quello che é, non nasconde malizia e sotterfugi, e rispecchia in pieno il carattere di Umi Matsuzaki, la giovane protagonista che si prende cura della casa dove abita con la nonna materna, un fratello e una sorella minori, e altre tre persone che non ho capito bene se affittuarie o cosa. Davvero, di una non ne fa menzione neppure Wikipedia.
È difficile catalogare questa semplicità come difetto vista la natura stessa della trama, estremamente realistica e concentrata attorno a due personaggi seri e dolci, ma anche quando si presenta l'occasione di brillare e renderla davvero originale, incisiva come non ci si aspetterebbe da un'opera del genere, si accartoccia un po' su se stessa con una svolta decisamente telefonata e torna sui propri passi decidendo di prendere la strada più semplice. Insomma se la sono fatta un po' addosso quando avrebbero dovuto piuttosto affondare con energia.
Un momento da "chi è per bambini, bitches?" lasciato scappare, che gli sarebbe però costato la proiezione in diverse sale. Non sto accusando nessuno, Italia.

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