mercoledì 19 dicembre 2012

La pornografia fa perdere la memoria, spero mi aiuti a dimenticare questo

Oggi trascorrevo tranquillo il tempo della colazione mangiando biscotti con una mano e curiosando su Facebook con l'altra, quando mi imbatto come per magia in un link della sempreverde Repubblica.it -che in sanscrito altissimo è tradotto letteralmente con covo di ritardati- che mi ha rovinato l'appetito e la mattinata.

L'articolo in questione ha il minaccioso titolo di "Troppi porno, non ricordo più nulla": i film hard danneggiano la memoria.

Vi consiglio prima di tutto di seguire il link e leggervi questo articolo illuminante nato dall'accorpamento di ricerche gemellate tedeschia-italia, quindi continuare con la lettura del mio.

Partiamo con la farina del sacco di Repubblica -notate che l'autrice è una donna? Non voglio insinuare nulla, ma non posso non notare una semplice curiosa coincidenza con l'audience di un'associazione di cui ho recentemente scritto... guarda te il caso a volte- e notiamo che nell'incipit c'è un approccio al tema pornografia e sessualità alla quando c'era Lui in cui si ricorda nostalgicamente l'ormai persa (ma davvero?) necessità di recuperare giornalini di seconda mano dagli amici, fare le 2 di notte per poter vedere un porno di serie B e in generale escogitare una serie di sotterfugi che neppure McGyver. MALE! Il porno deve rimanere un taboo, vergognoso e ristretto a una categoria di ragazzini in subbuglio ormonale e vecchi pervertiti.

Secondo i nostri vicini crucchi -curioso vero, come non è mal visto appellare certe culture con nomi velatamente dispregiativi, mentre se lo fai con altre: apriti cielo! Ma sto divagando- osservare materiale pornografico in eccesso porta a un indebolimento della memoria, conclusione a cui saranno arrivati grazie a uno studio approfondito del cervello umano che noi comuni mortali non potremo neppure lontanamente comprendere... no. Hanno mostrato a un gruppo di maschi ventiseienni (ehi, ci rientro in pieno, mi ritengo offeso perché non sono stato chiamato, o lo han fatto e me lo sono scordato?) una serie di fotografie pornografiche e non, chiedendogli se l'immagine visualizzata in quel momento fosse uguale a una precedente.

Ok, ammetto che inizio a perdermi. Si parlava di quantità in eccesso di pornografia, dei bei vecchi tempi andati in cui non potevi riempire un hard disk da 1 Tera di video porno, e questa sperimentazione semplicemente si basa sul mostrare alcune immagini? Ma non si trattava di effetti a lungo termine se sottoposti a una grande quantità di materiale? Per non parlare poi che sia ora che in tutto l'articolo non viene fatta menzione una singola volta delle donne. Oh, esseri effìmeri e asessuati che mai secondo la morale comune dovete essere coinvolte in tali sudici atti, non visiete un po' rotte il cazzo anche voi di venire considerate specie a parte? Boh, vabè. Continuiamo.

Alla fine è risultato che nell'80% dei casi ricordavano correttamente le immagini non sessuali, mentre per quelle pornografiche la media si abbassava a un misero 67%.

Commento pur nella vana speranza che sia tutto uno scherzo e mi stiate prendendo per il culo. A partire dal fatto che vorrei vedere queste foto (per scopi puramente scientifici eh, che credete) per capire quanto in buona fede siano state effettuate le selezioni del materiale. Voglio dire: quanto simili erano i due tipi di immagini? Si passava dal centoseiesimo compleanno di nonna al santino di Maradona, e da una bionda siliconata a gambe larghe a un'altra bionda siliconata a gambe larghe? E se ci mettevano che ne so un fisting, se lo sarebbero ricordato meglio? Un po' di sana zoofilia avrebbe stimolato di più i neurorecettori -termine a caso- dei baldi giovani sottoposti all'esperimento? Il che mi porta anche a pensare... cosa viene considerato "pornografia"? Rischio di perdere la memoria anche guardando la statua del Davide oppure deve esserci almeno che so, una gang bang interraziale? Sono cose essenziali a sapersi, così posso proteggermi da questo pericolo.

Tornando ai numeri... mi state dicendo che per quanto ricordassero meno le immagini pornografiche, quelle non erotiche venivano comunque distinte meglio? Sarei curioso di capire il motivo di questa memoria fallace selettiva che inoltre va a screditare il punto stesso della ricerca che era appunto "il porno fa dimenticare le cose", che al più ora potrebbe intitolarsi "il porno fa dimenticare il porno". Ma continuiamo perché l'articolo è lungo e ancora ce n'è di carne sul fuoco.

Voglio copiarvi parola per parola la conclusione tratta da questo scrupoloso studio che mia nonna con 30.000 lire lo faceva meglio:
"Secondo gli scienziati questi dati servirebbero a provare il legame tra la dipendenza da pornografia virtuale e la tendenza a dimenticare di dormire, perdere appuntamenti importanti e trascurare le relazioni personali".

Intanto un sorriso condiscendente alla parola scienziati, ma poi che conclusioni sono? Mi chiedo seriamente se i buffoni siano gli autori dello studio o quelli del giornale online che non escludo abbia travisato e manipolato le informazioni a scopo scandalistico. Ah ragazzi, pare anche abbiano scoperto che chi prende la birra al pub tenda ad assumere più alcool di chi ordina una coca cola, la conclusione è che siete tutti dei maniaci del cazzo e probabilmente ucciderete i vostri genitori.

Tralasciamo il breve e simpatico aneddoto cinese rimandando al sapiente intermezzo cantato di Elio.

Continuiamo con lo studio dell'eminente università di Pavia -quella delle pellicce- ah no scusate, di Padova che dimostra che i pornonauti (genio! bis! bravi! Se ci pensavo prima io a 'sto termine avrei evitato tante tribolazioni per scegliere il nome del blog) vanno incontro anche al rischio di calo del desiderio ed eiaculazione precoce.

Calo del desiderio? E io che pensavo si chiamasse orgasmo, ma guarda te! Ma poi che significa calo del desiderio se ti riferisci a una categoria che tu stesso definisci come fruitrice in modo massiccio di pornografia? A me sembra che le due cose cozzino un tantino, si insomma che siano cazzate ecco.
Per quanto riguarda l'eiaculazione precoce non saprei proprio che dire, è un tema che mi ha lasciato da sempre basito. Chi decide quando l'eiaculazione è precoce? C'è un tempo standard internazionale di eiaculazione -TSIE 75,6 secondi- oltre il quale non si parla più di eiaculazione precoce?
Ci vengono incontro tali William Masters e Virginia Eshelman Johnson che dopo uno studio durato ben 11 anni -quante cose racconterebbe quel laboratorio se potesse parlare!- forniscono la seguente definizione di ejaculatio praecox: "un uomo soffre di eiaculazione precoce se eiacula prima che il partner raggiunga l'orgasmo in più della metà dei rapporti sessuali".

Ripetiamo ancora una volta per chiarezza: "un uomo" il fatto che ci si riferisca alla sola categoria maschile già mi puzza "soffre di eiaculazione precoce" dai, dai, ditecelo! "se eiacula prima che il partner raggiunga l'orgasmo" ahhh, ora è chiaro! Quindi si tratta di una cosa per definizione priva di qualsiasi base scientifica, inventata per instillare un senso di inadeguatezza nell'uomo, visto che pare esserne l'unico affetto della coppia "in più della metà dei rapporti sessuali" momento, momento, momeeeento... più della metà dei rapporti sessuali. Cosa significa? Se su 100 rapporti viene 51 volte prima lui è un povero malato, ma in caso contrario cosa succede? A meno che non si tratti di una coppia di funamboli del sesso che riesce a mantenere un numero costantemente pari di orgasmi, cosa che implica il dover fare sesso almeno a multipli di due (a meno che non riescano a venire esattamente nello stesso momento, per sicurezza diciamo con uno scarto di 5 secondi), ci sarà sempre un partner che soffre di eiaculazione precoce. Nel caso di una coppia maschile omosessuale sono cazzi, ehm, e uno dei due deve rassegnarsi a vivere una vita di frustrazione e vergogna.

Una definizione più moderna aggiunge "A tale condizione deve associarsi l'insoddisfazione e il disagio soggettivo dell'uomo e/o della partner per potersi correttamente configurare una diagnosi di eiaculazione precoce". Oh, questo mi piace e mi dà lo spunto per chiedere come mai il sesso, l'atto amatorio, venga sempre strettamente limitato al mero atto di infilare il salsicciotto: dentro, venuto, fuori. Fine rapporto. Almeno questo è quello che ci insegnano i film, e non sto parlando di quelli pornografici ma delle tanto blasonate commediole romantiche americane. E se tutta la magia, il Sesso, finisce con qualche schizzo bianco e molliccicoso, allora è giusto, giustissimo, provare disagio. Non perché si è venuti troppo presto o troppo tardi, ma perché si è totalmente inetti in un atto che dovrebbe essere soprattutto fantasia, divertimento e piacere. Sei venuto prima di lei? Capirai che problema, la natura ti ha concesso dieci dita, una bocca e un cazzo di cervello per continuare a far godere lei e te, usali e smettila di compiangerti!
Ma poi dovrebbe trattarsi di un impegno reciproco, o siamo fermi alla donna che subisce passivamente la virilità del maschio?

Torniamo però all'articolo. Il commento immediatamente successivo riguardante il cambio generazionale relativo all'approccio alla sessualità, e a come i giovani d'oggi siano diversi a quelli del passato mi fa venire voglia di commentarlo in un solo modo: cazzate!
Ho spesso la sensazione che una volta raggiunti non so... i 35, i 40 anni -o anche prima nel caso si abbiano figli- ci sia un reset totale della memoria che fa perdere qualsiasi coerenza con chi si era fino a un attimo prima. Ci si dimentica di tutte le idee, le curiosità, gli approcci timidi o più espliciti alla sessualità, all'altro sesso, ai maledetti giornalini nascosti nelle fratte per condividerli con gli amici, per entrare in uno status mentale in cui la nuova generazione è diversa, più libertina e certamente meno pudica di quanto fossero mai stati loro. Gli ultimi anni del 1960 ve li ricordate? Ma dove cazzo vivevate voi, sotto una campana di vetro? Cambiano i mezzi e le modalità, ma nient'altro.

Tornando un istante all'eiaculazione precoce relativa alla pornografia su internet, l'andrologo e professore autore dello studio precedente associa il collegamento fra le due cose alla durata media dei filmati rintracciabili su internet, generalmente di pochi minuti. Questo commento parla da solo, non ho neppure intenzione di commentarlo. Voglio solo portarci l'attenzione su per un istante e lasciate che ognuno ne tragga la conclusione di persona.

L'articolo conclude con un riassunto della posizione della Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive sulla dipendenza da sesso (ancora una volta mi suona una pericolosa campanella su tale associazione anti pornografia), per quanto voglio sperare che non siamo in mano a persone tanto poco qualificate e il significato sia stato ancora una volta travisato. Comunque non si capisce affatto se in questa arringa conclusiva si parli delle cause della dipendenza (psicopatologie pre-esistenti, eccessivo consumo) o suoi effetti (problemi lavorativi e familiari, riduzione delle esperienze di vita e di relazioni "reali") ma che di qualsiasi cosa si tratti è favorito dalla facilità d'accesso e dall'anonimato di internet. Problema che potrebbe essere risolto semplicemente con un tracciamento sito per sito della navigazione -dico io- e messa alla berlina del soggetto che si sentirà così certamente spinto a integrarsi maggiormente in una società che lo accusa e lo deride per i suoi gusti e piaceri.

Gli esperti dicono -io ho circa 16 anni di pratica alle spalle... posso considerarmi un esperto?- che l'auto erotismo possa portare alla diminuzione del desiderio verso il proprio partner e all'incapacità di portare a termine un rapporto sessuale nella realtà, favorendo la tendenza a considerare le altre persone come "corpi pornografici". Corpi pornografici. Cosa significa? Supponiamo per un momento voglia lasciar intendere il comportamento per il quale non si possa fare a meno di osservare ogni ragazza che passi e fissarsi a guardare e/o commentare questo o quell'attributo fisico. Non si tratta esattamente di una novità, quanto di un comportamento risalente alla notte dei tempi quando l'homo habilis -di mano- divenne finalmente homo erectus osservando la propria vicina di caverna spulciarsi le chiappe.

Ancora una volta si tratta di un'affermazione che tende a contraddirsi, poiché -oltre a non essersi ancora estinta la razza umana nonostante le lugubri premesse- si fa riferimento prima a un disinteressamento verso il partner e la tendenza a fare tutto da se, poi alla compulsiva tendenza a vedere gli altri come corpi da scopaggio che qualsiasi ragazzo o ragazza sessualmente non frustrati possono confermare sia accompagnato da un premente desiderio di pucciare il biscotto (purtroppo non conosco un'analogia femminile adeguata).

Dopo aver accusato chi si masturba guardando la pornografia (che ricordiamo secondo loro è apparsa solo nell'ultimo decennio) di perdere la memoria -ma strettamente in ambito pornografico- di avere un calo del desiderio -ricorrendo nonostante questo a un eccessivo uso di pornografia- di venire troppo presto -rispetto a quanto non faccia già una stima edulcorata del 20-40% degli uomini- di perdere interesse nel proprio partner -pur accentuando quello dal punto di vista fisico e sessuale- li condannano (specificando solo ora, a fine articolo, che ci si sta riferendo ai dipendenti dalla pornografia) a una vita di fallimenti sul lavoro, familiari, in amore, amicizia "e quindi anche a ricordare le cose" (quindi anche a ricordare le cose? In che modo questa affermazione può essere effetto di quelle immediatamente precedenti?) finendo col perdere anche la fiducia in se stessi.

Inizio ad avere davvero paura, queste parole ricalcano davvero quelle del solito intervento che ho già indicato più volte nell'articolo -e per i più curiosi anche di altri interventi simili legati al canale Youtube dell'associazione in questione- ma mi fermo e penso: "tranquillo: è solo Repubblica.it, lo Studio Aperto dei giornali online" ma non basta a togliere del tutto quel senso di inquietudine al pensiero che c'è chi ci crede davvero.

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