mercoledì 16 ottobre 2013

Riflessioni casuali sui massimi sistemi

Trovo affascinanti le contraddizioni che il concetto di dio (almeno secondo la concezione ebraica e cristiana, non conosco abbastanza le altre) introduce. Ad esempio penso che le religioni professate nell'antica Grecia -che oggi racchiudiamo semplicemente nel termine mitologia- fossero senza dubbio più coerenti, se non altro perché non attribuivano a un solo essere l'appellativo di onnipotente.

Zeus, Atena e tutti gli altri che possano saltarvi in mente incarnavano aspetti realistici dell'animo umano, provavano sentimenti e ragionavano in modo molto affine a chi ne professava il credo. Nessuna di queste divinità possedeva potete assoluto sul creato, la possibilità di fare e disfare a piacere; dopotutto gli stessi dei dell'Olimpo non erano altro che una discendenza dei titani.


In realtà ritroviamo le stesse caratteristiche nel dio descritto da antico e nuovo testamento. È un dio capriccioso, prova amore e rabbia, simpatie e antipatie, non è chiaramente un dio infallibile stando alle scritture. Si tratta di una entità estremamente umanizzata, che pensa e si comporta come farebbe un essere umano piuttosto impulsivo (e sinceramente neppure troppo intelligente).
Non vedo come questo dio potrebbe discostarsi ulteriormente dal concetto di onnipotenza, laddove il termine stesso implica concetti che sfuggono totalmente al pensiero umano, una superiorità in tutto e per tutto, concettuale e fisica.

Non voglio però addentrarmi ad esempio nel concetto di libero arbitrio, perché non se ne uscirebbe più. No; voglio parlare piuttosto di un'osservazione secondaria, quasi banale, che mi è venuta visitando un ospedale israelitico di sabato e trovandolo praticamente deserto.

Prendiamo questo passo della Bibbia (Genesi 2,2): "Il settimo giorno, Dio compì l'opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatta".

In più versioni della Bibbia compare espressamente il termine riposare. Ancora una volta osserviamo una connotazione estremamente umana nel comportamento divino, quindi mi domando: un essere onnipotente può provare fatica? Nel caso abbia bisogno di riposarsi, non risponde a sua volta a meccaniche più alte di lui?

Ovviamente non sono il primo ad esserci arrivato, e gli studiosi che lo han fatto hanno liquidato il tutto con l'idea che si trattasse di smettere di lavorare piuttosto che riposarsi (certo con questa storia del letterale solo quando fa comodo è una pacchia... provate invece a dire a qualcuno del duplice significato di vergine nell'ebraico antico come giovane donna e non come illibata, vedi come si incazzano!) e poi qualche altra aggiunta sul fatto che in quel giorno sia scesa l'anima nel mondo o qualcosa di simile, che non so dove l'abbiano letto.

Certo, alla fine si tratta di storielle scritte dall'uomo. Dopotutto il giorno e la notte (così come il concetto stesso del trascorrere del tempo) sono insignificanti per un dio onnipotente, ma hanno invece senso per una mente umana abituata a considerarli il sistema su cui si basa tutto il creato. Visto che allora l'unico senso può custodire questo testo è frutto del 100% di interpretazioni e invenzioni, cosa lo rende più affidabile di qualsiasi altra ipotesi su dio e l'universo?

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